Dopo il ritorno di Apollo 13 sulla Terra, l’equipaggio volle ringraziare tutti i componenti del Controllo Missione che li avevano riportati a casa sani e salvi. Dedicarono loro la targa che si vede in questa foto, che include uno specchietto prelevato dal Modulo Lunare della missione. La targa e lo specchio sono piazzati nella storica sala del Controllo Missione Apollo in modo tale che ognuno, uscendo dalla sala, veda se stesso riflesso nello specchio.
50 anni dopo, in quello specchietto sono riflessi i direttori di volo Glynn Lunney e Gene Kranz, l’astronauta Fred Haise, e l’ingegnere dei sistemi di supporto vitale Hank Rotter.
La dicitura della targa recita (con un piccolo errore ortografico) “This mirror flown on Aquarius, LM-7, to the Moon April 11-17, 1970. Returned by a greatful [sic] Apollo 13 crew to ‘reflect the image’ of the people in Mission Control who got us back!”. In traduzione: “Questo specchio volò verso la Luna su Aquarius, LM-7, 11-17 aprile 1970. Fu riportato dal grato equipaggio di Apollo 13 per 'rispecchiare l’immagine' delle persone al Controllo Missione che ci riportarono a casa!”
Fonte: NASA Johnson su Instagram, 2020/04/18.
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2020/04/18
2020/04/13: Immagini di bordo inedite, recuperate grazie al restauro digitale
Andy Saunders, un esperto di elaborazione digitale di immagini, è riuscito a elaborare le fotografie e le pellicole cinematografiche in formato 16 mm usate a bordo di Apollo 13 ed estrarne nuove immagini composite di una nitidezza straordinaria.
Una delle tecniche usate da Saunders è il cosiddetto stacking, usatissimo in astronomia: si prende una serie di immagini dello stesso soggetto e le si elabora in modo da filtrare la grana e le imperfezioni dei singoli fotogrammi. Il principio di base dello stacking è che se lo stesso punto di due o più immagini contiene le stesse informazioni, allora quelle informazioni sono da conservare, mentre le informazioni presenti in una sola immagine vengono scartate perché sono considerare “rumore” (polvere, graffi, grana della pellicola o disturbi elettronici del sensore nel caso delle fotocamere digitali).
Dato che si tratta di riprese fatte con una cinepresa che si spostava cambiando inquadratura, è stato necessario comporre vari fotogrammi per ottenere una ripresa panoramica completa.
Saunders ha inoltre corretto digitalmente la distorsione prodotta dall’obiettivo ultragrandangolare usato dalla cinepresa di bordo.
Il risultato è meraviglioso e offre una nuova visione dei giorni drammatici trascorsi dagli astronauti Jim Lovell, Jack Swigert e Fred Haise nello stretto abitacolo del loro veicolo spaziale fortemente danneggiato.
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| A sinistra, il comandante Jim Lovell; al centro, Jack Swigert. Credit: Andy Saunders. |
Una delle tecniche usate da Saunders è il cosiddetto stacking, usatissimo in astronomia: si prende una serie di immagini dello stesso soggetto e le si elabora in modo da filtrare la grana e le imperfezioni dei singoli fotogrammi. Il principio di base dello stacking è che se lo stesso punto di due o più immagini contiene le stesse informazioni, allora quelle informazioni sono da conservare, mentre le informazioni presenti in una sola immagine vengono scartate perché sono considerare “rumore” (polvere, graffi, grana della pellicola o disturbi elettronici del sensore nel caso delle fotocamere digitali).
Dato che si tratta di riprese fatte con una cinepresa che si spostava cambiando inquadratura, è stato necessario comporre vari fotogrammi per ottenere una ripresa panoramica completa.
Saunders ha inoltre corretto digitalmente la distorsione prodotta dall’obiettivo ultragrandangolare usato dalla cinepresa di bordo.
Il risultato è meraviglioso e offre una nuova visione dei giorni drammatici trascorsi dagli astronauti Jim Lovell, Jack Swigert e Fred Haise nello stretto abitacolo del loro veicolo spaziale fortemente danneggiato.
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| Il comandante Lovell sceglie della musica su un mangiacassette; sulla destra si scorge Swigert che cerca di riposare. Credit: Andy Saunders. |
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| Lovell (a sinistra), Swigert (al centro) e Haise (a destra) nel Modulo Lunare durante i preparativi per il rientro nell’atmosfera terrestre. Credit: Andy Saunders. |
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| Esempio di restauro: Fred Haise cerca di dormire nel Modulo Lunare. A sinistra la ripresa originale; a destra la versione restaurata. Credit: Andy Saunders. |
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| Panoramica composta da 1000 campioni tratti da fotogrammi 16mm. La mano all’estrema sinistra è di Lovell; a sinistra si scorge Swigert; al centro c’è Haise. Credit: Andy Saunders. |
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| Il Modulo di Comando, completamente spento per conservare la poca energia delle batterie. Credit: Andy Saunders. |
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| Swigert (a sinistra) e Lovell (a destra) nel Modulo Lunare. Credit: Andy Saunders. |
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| Lovell (a sinistra) e Swigert (a destra) lavorano ai tubi per il convogliamento dell’acqua. Il contenitore cubico grigio è il filtro per la CO2 improvvisato grazie alle istruzioni ricevute dal Controllo Missione. Questa immagine è una composizione di due foto Hasselblad. Credit: Andy Saunders. |
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| La foto originale, fortemente sottoesposta... |
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| ...e il suo restauro. Credit: Andy Saunders.. |
2020/04/13
2020/04/13: Jim Lovell ricorda Apollo 13, 50 anni dopo
Jim Lovell, comandante della missione Apollo 13, ha rilasciato questa lunga intervista (38 minuti) a Rich Talcott, della rivista Astronomy Magazine, in occasione del cinquantesimo anniversario dell’incidente che cambiò le sorti del suo volo.
Lovell racconta della mancanza di superstizione alla NASA ma anche dei segnali e dei presagi che qualcosa non sarebbe andato per il verso giusto: il danno al serbatoio, sfuggito ai controlli e alle procedure di verifica; la rosolia che forzò la sostituzione di Ken Mattingly; lo spegnimento anticipato del motore centrale durante la partenza dalla Terra.
Spiega anche la sua reazione calmissima all’incidente, ricordando che era un equipaggio di piloti collaudatori: “Ero abituato all'idea che mi si piantasse il motore ogni tanto quando collaudavo gli aerei, e cose del genere”. E ricorda che la Luna, durante Apollo 13, gli sembrò molto più piccola di come l’aveva vista durante Apollo 8, a causa della traiettoria molto più allungata, che portò gli astronauti di Apollo 13 alla massima distanza dalla Terra mai raggiunta (record tuttora imbattuto).
Lovell rivive anche le difficoltà di bordo durante le lunghe ore del viaggio di ritorno, con Haise in pessime condizioni a causa di un‘infezione e con la temperatura gelida in cabina combinata con l’accumulo tossico di anidride carbonica, risolto fortunosamente improvvisando un filtro.
Con tutt’altro tono, racconta anche la sua esperienza di partecipazione al film di Ron Howard dedicato alla sua missione e la sua sorpresa nello scoprire che il Modulo di Comando di Apollo 13 era stato dato alla Francia dalla NASA e poi lasciato per vent’anni nel dimenticatoio a Le Bourget.
Una trascrizione dell’intervista è pubblicata qui sul sito della rivista.
2020/03/25
2020/03/25: 50 anni dopo Apollo 13, un novantaduesimo compleanno surreale per il comandante Jim Lovell
La devastante pandemia da coronavirus che sta obbligando mezzo pianeta Terra a stare in quarantena e in auto-isolamento ha trasformato il novantaduesimo compleanno di Jim Lovell in un saluto a distanza che ricorda molto il quasi-isolamento pre-volo delle missioni Apollo, fatto per evitare di trasmettere malattie agli astronauti appena prima di partire per la Luna.
Questa pandemia colpisce soprattutto le persone anziane, e quindi ai familiari è fortemente raccomandato di tenersi a distanza da loro per evitare di contagiarle. Così anche la famiglia Lovell ha visitato il comandante stando a debita distanza, cantandogli Tanti auguri a te dalla strada mentre lui si affacciava sulla soglia.
A HUGE HAPPY 92nd BIRTHDAY to #Apollo13 Commander Jim Lovell. His family surprised him (not an easy task!) and sang him Happy Birthday from the driveway. A real life American hero and all around good guy!#Apollo50 pic.twitter.com/YjFgkP5tJ7— Dave Schlom (@DaveSchlom) March 25, 2020
2015/10/28
1970/10/28: Astronauti e cosmonauti festeggiano l'equipaggio di Apollo 13
1970/10/28: Gli astronauti Apollo e l'equipaggio di Soyuz 9 ad una festa. Da sinistra a destra: Armstrong, Aldrin, Anders, Nikolayev, McDivitt, Conrad, Cunningham, Stafford, Swigert, Gordon, Schweickart, Scott, Lovell, Slayton, Sevastyanov. Foto S70-51890. Ricerca di Jim Murray e Peter Duncan. Datazione di Apolloarchive.
2015/05/11
2015/04/24
1970/04/24: Audizione al Congresso USA di Jim Lovell; il debriefing tecnico dell’equipaggio
Il Direttore Generale (Administrator) della NASA, Thomas O. Paine, ascolta mentre l’astronauta Jim Lovell rende testimonianza al Comitato delle Scienze Aeronautiche e Spaziali del Congresso degli Stati Uniti sugli eventi della missione Apollo 13. Dietro Paine si scorge Rocco Petrone.
Il 24 aprile 1970 viene inoltre pubblicato il Technical Crew Debriefing, ossia il rapporto tecnico post-volo dell’equipaggio. Fra le chicche, il racconto di come andarono dispersi a bordo due hot dog per colpa di Swigert e il commento di Haise: “Non ti puoi fidare di questi piloti di modulo di comando quando gli affidi il LM” (pagina 21-8).
Fonti: Apollo 50th; The New York Times, 25 aprile 1970; NASA History Office.
2015/04/21
1970/04/21: I settimanali italiani raccontano il felice esito della missione di Lovell, Swigert e Haise
La copertina della rivista "Epoca" di martedì 21 aprile 1970 e in successione i servizi all'interno del settimanale dedicati alla drammatica odissea a lieto fine degli astronauti di Apollo 13 (dalla collezione personale di Gianluca Atti).
La copertina della "Domenica del Corriere" di martedì 21 aprile 1970 (dalla collezione personale di Gianluca Atti).
2015/04/20
1970/04/20: Rientro a Houston e debriefing con Slayton e Von Braun
Da sinistra, Lovell, Swigert e Haise, i tre membri dell'equipaggio di Apollo 13, fotografati durante il primo giorno della loro prima attività di debriefing post-volo al Manned Spacecraft Center (MSC). Foto S70-35747, scansione di Ed Hengeveld.
I membri dell'equipaggio di Apollo 13 durante il primo giorno della loro prima attività di debriefing post-volo all'MSC; Donald K. Slayton (in primo piano al centro), Direttore delle Operazioni di Volo dell'MSC, parla con Wernher von Braun (a destra). Foto S70-35748, ricerca di Ed Hengeveld.
1970/04/20: La cronaca della festosa accoglienza alle Hawaii all'equipaggio di Apollo 13 su "Stampa Sera"
Dal quotidiano "Stampa Sera" di lunedì 20 aprile 1970 (dalla collezione personale di Gianluca Atti).
Nixon consegna la massima onorificenza
Per gli astronauti e le loro mogli trionfo alle Hawaii
Le signore Lovell ed Haise ed i genitori di Swigert giunti ad Honolulu con l'aereo del presidente - "La nostra è stata una vittoria dello spirito di squadra" - Oggi a Houston per studiare le cause della grave avaria ad "Apollo 13"
(nostro servizio) Honolulu, lunedì mattina. Per i tre astronauti sfortunati ed eroici quello di ieri è stato il giorno più solenne della loro vita, ma per i loro familiari è stata una giornata addirittura favolosa.
L'apparecchio "Air Force One" del presidente Nixon ha preso a bordo a Houston la moglie di Lovell e quella di Haise, poi i genitori dello scapolo Swigert, e li ha portati ad Honolulu, ad incontrare gli ex "naufraghi dello spazio". Un viaggio, per le giovani signore e per l'anziana coppia, veramente straordinario, non solo perché li portava a riabbracciare i loro cari, colmi di gloria, ma anche perché ha dato loro la possibilità di entrare in confidenza con il Presidente e consorte.
Nixon durante il volo ha lavorato parecchio, con il suo segretario particolare e con un paio di stenografe, alla stesura del discorso sul Vietnam che pronuncerà oggi, poi, messi da parte gli occhiali, ha fatto entrare nel suo scompartimento le giovani signore Lovell ed Haise. Aveva invitato, naturalmente, anche i coniugi Swigert, ma i due vecchietti, sopraffatti da tante emozioni, si erano appisolati sul sedile e russavano beatamente, per cui lo steward ha avuto ordine di lasciarli riposare.
Ricordi e battute
"Il sonno è più importante del presidente" ha detto Nixon, ed ha fatto accomodare in poltrona, accanto a sé ed alla moglie Patricia, le due graziose signore. Sono stati serviti gli aperitivi, poi il pranzo: intanto fiorivano i ricordi e le battute, e di quando in quando si insinuava anche un po' di commozione.
Al caffè, Nixon ha donato alle due donne spille d'oro riproducenti il sigillo presidenziale (un'aquila ad ali spiegate, che stringe saette fra gli artigli), poi ha chiamato i coniugi Swigert, che avevano terminato il corroborante pisolino. Anche alla signora ha donato la spilla, ed al padre - perfetto tipo del vecchio americano - un paio di gemelli d'oro. Ad essi ha detto: "Confessatemi la verità, avreste dato tutto l'oro del mondo per avere il vostro Jack con voi, qualche giorno fa…".
La signora Haise, che attende un bimbo fra un mese, si è riposata qualche ora nello scompartimento riservato al presidente, e Nixon le ha detto: "In questo viaggio la seguo con interesse particolare. Alla mia amministrazione interessano molto i record. Se nascesse un bimbo durante il viaggio, sarebbe il primo parto della storia a bordo dell'apparecchio presidenziale".
Dopo una traversata perfetta, l'"Air Force One" è sceso sulla pista di Honolulu, dove si erano radunate almeno cinquemila persone, con molte bandiere e molti striscioni di "benvenuto".
L'appuntamento è stato esatto: quattro minuti dopo si è posato accanto all'apparecchio di Nixon il gigantesco C-141, che portava da Samoa gli astronauti e i medici che non li lasciano un attimo.
Ogni protocollo è stato travolto: Lovell e Haise non erano ancora a metà della scaletta di discesa, fra il rombo degli applausi e delle urla di entusiasmo, che le mogli, superando Nixon e consorte, si sono precipitati verso di loro, stringendoli in un abbraccio che sembrava non finire. Dietro, un po' intimiditi, papà e mamma Swigert si asciugavano gli occhi con un largo fazzoletto e salutavano il loro Jack da lontano, poi anche loro si sono decisi e gli sono corsi incontro.
Risponde Lovell
Il clamore della folla era tale, che non si udiva neppure la banda forte di un centinaio di ottoni, che aveva intonato l'inno delle Hawaii. Nixon aspettava sorridendo pazientemente, poi si è fatto avanti ed ha abbracciato i cosmonauti, seguendo l'ordine gerarchico: prima il comandante Lovell, poi il "secondo" Haise, e infine la sorprendente matricola Swigert, più bravo e più calmo di un veterano.
A lui il presidente ha detto, alludendo al fatto che Swigert era partito così in fretta con la missione Apollo che aveva dimenticato di compilare la denuncia del reddito: "Non preoccupatevi troppo. Guardate che combinazione, io conosco il direttore dell'ufficio delle tasse". A poco a poco il capo del protocollo è riuscito a stabilire un po' d'ordine, ma non troppo: tutta la cerimonia è proseguita su un carattere familiare e vi ha partecipato anche il cielo, con un brillante arcobaleno.
Nixon è salito su un podio; dietro di lui i cosmonauti. Il Presidente li ha salutati e ringraziati a nome di tutto il mondo ed ha dichiarato che in sostanza la missione è stata un successo perché ha servito la causa della buona volontà internazionale. Parafrasando una famosa espressione di Churchill, egli ha concluso: "Mai nella storia dell'uomo un maggior numero di persone hanno vegliato e pregato insieme per la salvezza di così pochi". Quindi ha consegnato loro la "Medal of Freedom", quella medaglia della libertà che è la più alta onorificenza civile americana.
Lovell ha ringraziato anche a nome dei compagni: "Questo è un giorno splendido per tutti noi, ed è magnifico essere sulla Terra. Voi non immaginate quanto sia bello questo mondo dove abitiamo. Ma forse sapete che abbiamo avuto giorni un po' duri e che ce l'abbiamo fatta, ed ora vi rivelo un segreto: in America siamo abituati al lavoro di squadra, uno per tutti e tutti per uno. Ecco che cosa ci ha salvati, ecco perché siamo felici di essere a casa e di essere in America". Dopo di che, come vuole il rito, i tre sono stati sommersi da enormi collane di fiori.
Le vacanza ad Honolulu sono corte. Domani gli astronauti volano ad Houston per i "debriefing": la cosa più importante è chiarire la causa dello scoppio dei serbatoi di ossigeno, che per poco non ha provocato una catastrofe.
(Notiziario Associated Press, France Press, United Press, Ansa) a cura di Carlo Moriondo
2015/04/19
1970/04/19: Nixon conferisce la Presidential Medal of Freedom agli astronauti di Apollo 13
Da sinistra, gli astronauti Swigert, Haise e Lovell e il presidente degli Stati Uniti Richard Nixon alla base dell'aviazione militare di Hickam prima che il presidente presenti la Medal of Freedom ai tre reduci dallo spazio. Foto S70-15511.
Il Presidente Nixon e gli astronauti di Apollo 13 alla base dell'aviazione militare di Hickam. Foto S70-15526, scansione di Ed Hengeveld.
1970/04/19: Dopo il felice rientro sulla Terra, le ultime notizie su "La Stampa"

Dalla prima pagina del quotidiano "La Stampa" di domenica 19 aprile 1970 (dalla collezione personale di Gianluca Atti).
Alle Hawaii per incontrarsi con Nixon e i familiari
Gli uomini dell'Apollo raccontano le angosce e le speranze del volo
Hanno perso fino a cinque chili di peso, non hanno dormito né mangiato per il freddo - Il medico dice: "Ne ho visti molti astronauti dopo l'ammaraggio, ma mai così stanchi" - Ad un certo momento erano tanto sfiniti che premevano i pulsanti sbagliati - Houston ordinò di prendere stimolanti - Poco prima del rientro Lovell esclamò: "Sarà interessante, oggi"
(Dal nostro inviato speciale) Houston, 18 aprile. Gli astronauti sono di nuovo in viaggio. Ma, questa volta - riposati e sereni - per ricevere il commosso saluto dell'America e l'affettuoso abbraccio dei propri cari. Dalla portaerei Iwo Jima un elicottero li ha condotti a Samoa; e da Samoa, con un volo di circa 1200 chilometri, un jet li ha portati alle Hawaii. Là, ad Honolulu, verso le quattro del mattino (ora italiana), forse più tardi, avviene l'incontro con il presidente Nixon. James Lovell e Fred Haise trovano pure le mogli, Marilyn e Mary, e John Swigert, il primo "scapolo spaziale", trova gli anziani genitori. Le due signore, i coniugi Swigert e il medico personale di Mary Haise, la quale attende un bambino per giugno, sono giunti nell'aereo di Nixon, suoi ospiti.
Queste cerimonie, questi appuntamenti mostrano come i tre uomini siano sopravvissuti all'avventura senza gravi conseguenze. Tutti gli esami compiuti a bordo dell'Iwo Jima (tre medici per astronauta) non hanno rivelato nulla d'inquietante. Keith Baird, direttore di questo gruppo di specialisti, ha detto: "Sono tutti in buona salute. Certo, l'odissea dell' "Odissea" ha lasciato qualche effetto". Ogni astronauta ha perso dai tre ai cinque chili di peso; tutti portano le tracce di una "prolungata disidratazione"; vi sono epidermidi irritate e occhi arrossati. Causa forse la carenza d'acqua potabile. Haise ha una "leggera infezione alle vie urinarie" con 37,8 di febbre. Il disturbo è curato con antibiotici.
Una lunga, profonda dormita e pasti sani e copiosi hanno cominciato inoltre ad attenuare la profonda spossatezza fisica e psicologica. Keith Baird dichiarava stamane: "Ne ho visti tanti di astronauti, dopo l'ammaraggio, ma mai così stanchi". Ieri, nelle ore prima del rientro, questa prostrazione era giunta a un punto tale che i piloti - s'è appreso oggi - premevano per errore alcuni pulsanti. Fu allora che Houston ordinò di prendere degli stimolanti, "dexedrines", per "ravvivare il metabolismo". Era uno sfinimento più che naturale, cui contribuì moltissimo l'impossibilità di dormire per il freddo. La temperatura era tra gli otto e i dieci gradi. Gli uomini erano intirizziti: cercavano di riscaldarsi stringendosi l'uno contro l'altro nel piccolo Lem.
All'arrivo sull'Iwo Jima, Swigert continuava ieri a ripetere: "Che freddo! Non lo dimenticherò mai". Il primo uomo-rana che spalancò il portellone della capsula ha riferito: "Sentii una ventata d'aria gelida. Fu come aprire un frigorifero". Oggi, inoltre, s'è saputo che, in quelle tremende ore prima del tuffo finale, Lovell chiese a Houston se poteva girare la capsula per ricevere più direttamente i raggi del sole. Furono consultati i computers: la risposta fu affermativa. Poco dopo, Lovell comunicava: "Ecco, il sole batte ora sul finestrino. E' un po' più tiepido. Grazie". Nonostante il freddo, la sete, la fame - il cibo era immangiabile perché gelato - e la tensione, Lovell serbava la calma e lo humour per pronunciare un'altra frase "storica". Diceva: "It's going to be interesting, today". "Sarà interessante, oggi".
Nel suo volo da Washington alle Hawaii, il presidente Nixon s'è fermato al centro spaziale di Houston per un'importante cerimonia. Ha decorato con la "Medal of Freedom", medaglia della libertà, la suprema ricompensa civile - la stessa che darà a Lovell, Haise e Swigert - tutti gli uomini del "Mission control", coloro che hanno guidato l'"Apollo" ferito lungo la via del ritorno. E' stata consegnata un'unica medaglia, al rappresentante di tutti questi tecnici, Sigurd Arnold Sjoberg, "direttore delle operazioni di volo". Poteva essere un rito pieno di retorica, è stato invece breve, semplice e cordiale. "A nome di tutto il mondo", Nixon ha ringraziato gli specialisti. Poi diceva: "Mi sono giunti migliaia di messaggi da tutte le parti del globo. Ciò mostra che il travagliato viaggio non è stato un fallimento. Gli astronauti hanno toccato il cuore di milioni di persone".
Il direttore della Nasa, Thomas Paine, presentava al presidente le famiglie degli astronauti. La signora Lovell e tre dei suoi quattro bambini: la signora Haise, con i tre bambini, e un quarto in arrivo. (La pazienza della graziosa Marilyn Lovell è infinita. Non la perdeva neppure iersera, quando dalla folla internazionale di cronisti e fotografi che l'accoglieva all'uscita di casa, partivano domande quali: "Lei porta una mini-gonna. Che ne pensa della midi?". Oppure: "Crede in Dio?"). Finita la cerimonia, fuori del centro spaziale, una ventina di dimostranti salutava Nixon con cartelli di protesta su cui era scritto: "I poveri pensano agli astronauti. ma chi pensa ai poveri?". Poco dopo, il presidente e la signora Nixon ripartivano per Honolulu, accompagnati da Marilyn Lovell, Mary Haise e dai genitori di Swigert.
Mentre l'"Apollo 13" tornava, "zoppicando", verso la Terra, il suo comandante James Lovell disse a Houston: "Temo che sarà l'ultima missione lunare per parecchio tempo". Le notizie più recenti indicano che ha probabilmente ragione. Si avranno ora inchieste e dibattiti: gli avversari dei lanci "umani" ne approfitteranno per scatenare battaglia: qualche senatore ha già chiesto che siano sospesi. Ma è improbabile che si prendano decisioni tanto drastiche. Si avrà invece un ritardo negli attuali piani. Thomas Paine, direttore della Nasa, ha ammesso che la data del primo ottobre per il lancio dell'"Apollo 14" "è in pericolo" e ha detto: "Dovremo esaminare adesso l'intero programma per vedere quali modifiche siano necessarie. Non possiamo fare previsioni fino a quando non si conosceranno le cause dell'incidente".
Paine aggiungeva: "Certo, vi sono dei rischi: ma ve ne sono in ogni esplorazione". E, secondo l'opinione dei più, sarebbero rischi accettabili. Anche perché, come ricorda il New York Times, l'"Apollo 13" ha mostrato che "calma, coraggio e perizia", in terra e in cielo, possono risolvere crisi che parevano fatali. (Mario Ciriello)
Chiesto il rimborso-spese per il rimorchio spaziale
Una scherzosa fattura della ditta che ha costruito il Lem
New York, 18 aprile. Il legale della società costruttrice del Lem, la "Grumman Aerospace Corp.", appena appresa la notizia del felice ammaraggio dell' "Apollo 13", ha inviato alla società costruttrice del modulo di comando, la "North American Rockwell Corp.", una fattura di 310 mila dollari (180 milioni di lire) per "spese di rimorchio".
"Il nostro servizio di soccorso si è rivelato rapido ed efficace" sottolinea il legale scherzando sul ruolo di "scialuppa di salvataggio" e di "rimorchiatore" che il modulo lunare ha assunto dopo l'incidente avvenuto alla missione "Apollo".
La fattura della "Grumman", ammontante ad un totale di 312.421 dollari e 24 centesimi, comprende le seguenti voci: quattro dollari di spese di rimorchio per il primo miglio e un dollaro per ciascun miglio successivo, 4,05 dollari per la ricarica di una batteria del modulo di comando e 500 dollari di ossigeno.
La "North American Rockwell Corp." ha risposto che la fattura era allo studio, ma non ha mancato di ricordare a Greenberg che non aveva ancora ricevuto il pagamento per le spese di trasporto del "Lem" nelle precedenti missioni lunari. (Ansa - Afp)
"Il nostro servizio di soccorso si è rivelato rapido ed efficace" sottolinea il legale scherzando sul ruolo di "scialuppa di salvataggio" e di "rimorchiatore" che il modulo lunare ha assunto dopo l'incidente avvenuto alla missione "Apollo".
La fattura della "Grumman", ammontante ad un totale di 312.421 dollari e 24 centesimi, comprende le seguenti voci: quattro dollari di spese di rimorchio per il primo miglio e un dollaro per ciascun miglio successivo, 4,05 dollari per la ricarica di una batteria del modulo di comando e 500 dollari di ossigeno.
La "North American Rockwell Corp." ha risposto che la fattura era allo studio, ma non ha mancato di ricordare a Greenberg che non aveva ancora ricevuto il pagamento per le spese di trasporto del "Lem" nelle precedenti missioni lunari. (Ansa - Afp)
2015/04/18
1970/04/18: L'equipaggio di Apollo 13 alle Hawaii nel viaggio di ritorno a Houston
Foto S70-15762: scansione di J.L. Pickering.
1970/04/18: Il felice rientro sulla Terra di Apollo 13 sui quotidiani italiani
Le prime quattro pagine de "La Stampa" di sabato 18 aprile 1970 interamente dedicate al felice ritorno sulla Terra degli astronauti di Apollo 13 (dalla collezione personale di Gianluca Atti).
Su "La Stampa" del 18 aprile 1970, nella pagina dedicata alla programmazione televisiva del giorno precedente, spicca la cronaca sulla diretta dell'edizione straordinaria del Telegiornale dedicata al rientro di Apollo 13 (dalla collezione personale di Gianluca Atti).
La prima pagina de "Il Resto del Carlino" di sabato 18 aprile 1970 (dalla collezione personale di Gianluca Atti).
La prima pagina de "Il Corriere della Sera" dedicata al rientro sul pianeta natale dell'equipaggio di Apollo 13 (dalla collezione personale di Gianluca Atti).
La prima pagina del quotidiano "Il Messaggero" di sabato 18 aprile 1970 (dalla collezione personale di Gianluca Atti).
La prima pagina de "La Nazione" di sabato 18 aprile 1970 (dalla collezione personale di Gianluca Atti).

I titoli delle prime pagine del quotidiano "Il Tempo" (in alto), e "Il Giorno" di sabato 18 aprile 1970 (dalla collezione personale di Gianluca Atti).
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